La Cavia (o Porcellino d'India)

La cavia (chiamata anche porcellino d'india) è un animale proveniente dal Sud-America importato in Europa maggiormente per scopi alimentari ben 400 anni fa.

A seguito della selezione effettuata soprattutto per scopi estetici si sono realizzate poi differenti varietà in base alle caratteristiche di struttura, colore e lunghezza del mantello, dimensioni, ecc.. In base alla lunghezza del mantello si individuano tre varietà: Inglese (pelo corto), Abissina (semi- lungo) e Peruviana (pelo lungo).

Il suo areale di diffusione comprende pianure erbose ma soprattutto altopiani anche oltre i 400 m di altitudine ove si trova un ambiente stabile tutto l’anno, fresco, semi arido ed asciutto in cui questo animale si è specializzato nell’ottenere il proprio cibo da prodotti molto poveri.

Il porcellino d’India essendo estremamente sociale mal si adatta alla detenzione in solitudine a meno che il proprietario gli dedichi quotidianamente molte attenzioni. Pur tollerando la manipolazione, ed in alcuni casi addirittura ricercandola, resta sempre un animale molto timido ed una “preda”. In caso di pericolo infatti fugge precipitosamente all’interno di un anfratto del terreno, tra i vegetali o in una tana abbandonata oppure si immobilizza letteralmente.

La cavia in natura forma piccoli gruppi in cui si individua un maschio dominante ed altri individui di ambo i sessi gerarchicamente inferiori. E’ molto socievole, gregaria e comunica con un’infinità di vocalizzazioni. Marca il territorio con il secreto delle sue ghiandole anali e con le urine ma non scava tunnel sotterranei come i conigli. E’ un animale crepuscolare, risultando molto più attiva nel tardo pomeriggio ed alla sera.

La cavia è un ottimo animale da compagnia perché si affeziona molto al proprietario, è facilmente gestibile, non scava, non si arrampica e non salta, tende a non mordere né graffiare e sembra ben adattata alla cattività. Di contro però necessita di una ambiente tranquillo perché è facilmente stressabile e richiede continue attenzioni e cure da parte del proprietario soprattutto se allevata da sola.

Allevamento e gestione

L’allevamento della cavia è piuttosto agevole ma è bene tener presente il fatto che questo è pur sempre un animale territoriale. Mai tenere due maschi in presenza di una femmina perché porta necessariamente a scontri tra i due pretendenti. E’ possibile invece mantenere più maschi insieme senza femmine soprattutto se castrati.

La gabbia deve essere ampia e spaziosa ma non necessariamente alta; la lettiera deve sempre essere abbondante, morbida e non abrasiva onde evitare pododermatiti piuttosto frequenti in questa specie. Sarebbe preferibile non adoperare trucioli o segature troppo fini che possono esser causa di irritazioni genitali, respiratorie e, se ingerite, gastrointestinali. Non è assolutamente ideale la sabbia utilizzata nelle lettiere del gatto perché abrasiva né il tutolo di mais tritato che spesso viene ingerito e crea disturbi gastrointestinali molto seri.

Migliori risultano: fieno e paglia, carta di quotidiano o pellets costituiti da carta riciclata e pressata o paglia. Se possibile sarebbe sempre buona norma dotare la gabbia di una casetta-tana dove l’animale possa ripararsi se spaventato e di un “reparto” alimentare dove abbia a disposizione una ciotola per l’alimento, una rastrelliera con il fieno ed un abbeveratoio a goccia.

L’ambiente in cui collocare la gabbia deve essere riparato e tranquillo per rispettare più possibile le caratteristiche della vita in natura dell’animale, la temperatura non deve superare i 25° centigradi e l’umidità relativa non deve superare possibilmente il 50%. Contrariamente a quanto si creda diffusamente questo è un animale molto sensibile al calore più che al freddo quindi bisogna prestare particolare attenzione a che non venga posto al sole o in zone troppo calde.

Riproduzione

Entrambi i sessi raggiungono la maturità sessuale già intorno ai 3 – 4 mesi. Non è necessario separare il maschio dalla femmina in prossimità del parto e si possono solitamente manipolare i piccoli senza rischi e senza che poi la madre li rifiuti. E’ bene sapere che non è opportuno far accoppiare una cavia femmina per la prima volta dopo i 7 – 8 mesi perché la sin si ischio-pubica del bacino potrebbe già essersi saldata e ciò predisporrebbe a distocia (parto difficoltoso) con morte dei feti e della madre per difficoltà nell’espulsione dei piccoli.

Solitamente i piccoli sono da uno a quattro. Come per tutti i mammiferi è necessario che questi ricevano il latte materno nelle prime ore dopo la nascita anche se a sole 24 ore cominciano già a consumare cibi solidi. E’ opportuno sapere che le cavie sono molto esclusive nell’ambito dell’alimentazione essendo spiccatamente abitudinarie e quindi è certamente utile offrire già dai primi giorni di vita una gran varietà di cibi per abituare i neonati da subito a consumarli.

I piccoli possono considerarsi svezzati dopo 3 settimane dalla nascita anche se si alimentano autonomamente già da molto prima.

Alimentazione

La cavia è un erbivoro stretto ed avendo tutti i denti a crescita continua deve consumarseli mangiando cibi con molta fibra. Il suo apparato digerente infatti è altamente specializzato nell’ottenere il massimo dal minimo che la natura può metterle a disposizione. In natura si alimenta quasi esclusivamente di erba. L’alimentazione ideale deve basarsi sull’assunzione costante e quotidiana di vegetali e di una buona quantità di vitamina C. E’ importante evitare sempre bruschi e repentini cambi di alimentazione per non avere un rifiuto del cibo, stress e dismicrobismi intestinali. Una cavia deve assumere nella sua razione un: 75% di fieno, 20% di verdura, 5% di mangime:

  • Il fieno deve essere di ottima qualità e contenere differenti tipi di piante.
  • La verdura deve essere ben lavata, a temperatura ambiente ed asciutta. Preferibilmente scegliere varietà ricche in vitamina C come: peperone, prezzemolo, broccolo, erbe di campo, ecc..
  • Il mangime deve essere costituito da pellets e contenere vegetali e NON SEMI.

“Volumetricamente” questo si traduce nella somministrazione di: una quantità di fieno uguale alla massa corporea dell’animale, tanti vegetali quanto la sua testa e mangime come un suo orecchio.

Non deve mangiare miscele di semi “specifiche” per cavie, semi, zuccheri e carboidrati come pane, biscotti, dolci, grissini, ecc., prodotti a base di latte, miele e frutta secca. La frutta va somministrata con morigeratezza e non più spesso di un paio di volte a settimana visto che contiene zuccheri. Consigliabili sono comunque l’arancio ed il kiwi per la loro componente vitaminica.

La cavia attua il ciecotrofismo, vale a dire che assume quotidianamente una certa e specifica frazione delle proprie feci che le garantisce l’assimilazione di oligoelementi formatisi a seguito della digestione nel cieco ma non del tutto assimilati.

Patologie più frequenti

Come detto la cavia ha incisivi, premolari e molari a crescita continua. Comune è la formazione di punte dentali che possono riguardare tutti i denti molariformi. All’esame orale infatti è possibile osservare che i molari superiori crescono verso l’esterno (ferendo con le loro punte la mucosa delle guance), mentre gli inferiori verso l’interno (al di sopra della lingua). I molari ed i premolari mascellari infatti hanno le radici interne a crescita continua e quelle esterne a crescita limitata ed il contrario si realizza per i mandibolari. A volte questa crescita è tale da costituire un vero e proprio ponte sopralinguale.

Sempre nella cavia un reperto frequente è la dislocazione anteriore della mandibola per eccessiva crescita dei denti molari valutabile clinicamente ma soprattutto radiograficamente. La diagnosi precoce, vale a dire prima che si realizzino alterazioni irrecuperabili, consente un intervento di pareggio dei denti e la guarigione dell’animale.

La cavia in natura è una “preda” e per questo motivo simula costantemente un ottimo stato di salute temendo di essere aggredita da un predatore nel momento in cui si mostri debole e vulnerabile. E’ essenziale sottoporla quindi a visita Medico Veterinaria Specialistica almeno semestralmente per prevenire eventuali disturbi soprattutto dentali, visto che l’evidenziazione dei sintomi prelude spesso ad una condizione patologica irrecuperabile.

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